Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Lui & Lei > Il viale delle ombre
Lui & Lei

Il viale delle ombre


di Giulietta20255
03.06.2026    |    200    |    0 9.0
"Quando l'adrenalina scese di un millimetro, mi ripresi, usai dei fazzoletti di carta per tamponare alla meglio il disastro sul cruscotto e gli dissi: «Riportami dove mi hai presa»..."
Il Viale delle Ombre
L’inverno, in città, ha il colore dell'asfalto bagnato e il profumo pungente del freddo che si infila sotto la giacca. Per me, dieci anni fa, l’inverno aveva anche il ritmo di quei venti minuti di viaggio. Quarant'anni, una vita solida, un matrimonio che funzionava, e quella routine quotidiana del pendolarismo casa-lavoro che, lentamente, aveva iniziato a trasformarsi in qualcos'altro.
Ogni sera, per uscire dalla città e imboccare la strada verso casa, dovevo attraversare i viali. Di notte, quel tratto di mondo cambiava pelle. Le luci dei lampioni tagliavano il buio, illuminando le sagome delle ragazze ferma ai margini della strada. All'inizio era solo una distrazione visiva. Poi, divenne un appuntamento fisso nella mia mente. Ascoltavo la musica in macchina, stringevo il volante e, senza volerlo, cominciavo a fantasticare. E se fossi io lì? Se fossi io a guardare i fari delle auto che rallentano?
L'eccitazione cresceva, stanza dopo stanza, chilometro dopo chilometro. Arrivavo a casa con il respiro corto. Mi infilavo sotto la doccia e mi masturbavo, cercando di spegnere quel fuoco. Ma il sesso è un animale strano: più lo nutri, più ha fame. Nel giro di qualche settimana, la doccia da sola non bastava più. Cominciai a trascinare mio marito sotto l'acqua, aggredendolo con una foga che non avevamo mai esplorato prima.
«Ma che ti prende ultimamente?» mi chiedeva lui, stupito e quasi travolto da quella nuova energia.
«Perché, non ti fa piacere?» rispondevo io, eludendo la domanda con un sorriso complice.
Ma sapevo che non potevo continuare a nasconderlo. L’eccitazione aumentava ogni sera e temevo che lui potesse pensare a qualcosa di sbagliato. Così, una sera, complice il silenzio di casa, mi sedetti di fronte a lui e gli dissi tutto. Senza filtri.
Mio marito prima scoppiò a ridere, pensando a uno scherzo. Poi il suo sguardo cambiò. Diventò serio, curioso.
«Cosa ti eccita davvero di tutto questo? L’idea di essere una di loro?»
«Sì», risposi, con il cuore che batteva a mille.
Lui mi fissò per qualche istante, poi propose il piano: «Ok. Facciamo due prove. Fase uno: una sera ti vesti da prostituta. Andiamo sui viali, ti lascio giù e io faccio il giro con la macchina. Facciamo finta di non conoscerci. Tu fai la tua parte, io faccio il cliente. Ci appartiamo, scopiamo e torniamo a casa. Se dopo questo l’eccitazione c’è ancora, passeremo alla fase due».
Non mi disse quale fosse la seconda fase. E l'attesa divenne parte del gioco.
Fase 1: Il Cliente Conosciuto
La domenica sera il piano prese vita. Davanti allo specchio, faticavo a riconoscermi, eppure mi sentivo incredibilmente potente. Stivali neri alti fino alla coscia, autoreggenti, una microgonna che copriva a stento il necessario, un reggiseno trasparente sotto un giubbotto di pelle. Niente mutandine. Una parrucca mora e grandi occhiali da sole per celare lo sguardo.
Quando scesi dall'auto sul viale, l’impatto con la realtà fu una scarica di adrenalina pura. Cominciai a camminare avanti e indietro. In pochi minuti si creò una fila di auto. Gli uomini rallentavano, suonavano il clacson, urlavano cifre dal finestrino. Provai una fiammata di paura vera, viscerale, mista a un’eccitazione mai provata prima. Ero una belva in calore esposta al mondo. Ignorai tutti, finché non vidi i fari familiari della macchina di mio marito.
Mi avvicinai, mi piegai sul finestrino.
«Ciao bello», dissi, con una voce che non sembrava nemmeno la mia.
«Quanto?» chiese lui, stando al gioco.
«Cinquanta».
«Sali».
Andammo in un posto appartato. Non ci fu spazio per i preliminari o per le parole. Gli saltai addosso sul sedile, cavalcandolo con una forza selvaggia, rabbiosa, prima di prenderlo in bocca fino a farlo esplodere.
Durante il viaggio di ritorno, però, sentii che mancava qualcosa. C’era stata la trasgressione del vestito, del ruolo, ma sapevo che l'uomo al mio fianco era mio marito. La rete di sicurezza era troppo spessa. Quando lui mi chiese come fosse andata, fui sincera: «È stato perfetto, ma... non del tutto vero».
Lui annuì, stringendo il volante. «Ok. La prossima settimana faremo la fase due. Ma a modo mio, con condizioni precise».
Le regole erano ferree: lui sarebbe rimasto a distanza in auto a sorvegliare. Avrei dovuto scegliere un ragazzo giovane, dall'aspetto pulito e non minaccioso. Se qualcuno fosse stato molesto, sarei fuggita verso di lui. Rapporto rigorosamente protetto. Nei giorni successivi facemmo persino un sopralluogo di giorno per trovare un posto appartato ma sicuro, dove lui potesse tenere d'occhio la situazione.
Fase 2: Noemi
La sera fatidica arrivò. Stesso abito, stesse calze, stessa parrucca. Il viale era lo stesso, ma la tensione era triplicata. Questa volta il brivido era reale. Rifiutai decine di macchine: uomini anziani, facce losche, sguardi che mi facevano accapponare la pelle. Aspettai, finché nella fila non notai un’auto. Al volante c'era un ragazzo sulla ventina. Magro, un po' bruttino, con gli occhiali. Aveva l'aria impacciata di chi si trova lì per la prima volta.
Mi avvicinai. Lui abbassò il finestrino, lo sguardo basso.
«Quanto?», chiese con un filo di voce, rosso in viso.
«Trenta», risposi.
«Sali».
La portiera si chiuse dietro di me. Il profumo dell'auto era diverso, l'ambiente era sconosciuto. In quel momento, io non ero più la moglie di quarant'anni: ero "Noemi".
«Ciao, mi chiamo Noemi», dissi per rompere il ghiaccio. Lui balbettò un nome che non capii, poi, senza guardarmi, tirò fuori i soldi. «Ti... ti devo pagare adesso?».
«No, adesso parti. Ti dico io dove andare. Quando arriviamo, facciamo il resto».
Gli feci fare un percorso più lungo, dando il tempo a mio marito di seguirci a distanza e posizionarsi nel luogo stabilito. Il ragazzo non disse una parola per tutto il tragitto. Quando ci fermammo nel buio, mi tese i 30 euro. Li appoggiai sul cruscotto. Ero un vulcano pronto a esplodere, completamente fuori controllo.
«Cosa vuoi fare?», gli chiesi.
«Fai... fai tu», sussurrò.
Presi il preservativo, gli dissi di abbassarsi i pantaloni. Non era molto dotato e l'imbarazzo lo bloccava. Cominciai a stimolarlo con le mani, gli infilai il profilattico e iniziai a fargli un pompino accanito, quasi furioso. L'eccitazione mi stava bruciando da dentro; mentre ero su di lui, infilai le dita tra le mie gambe, masturbandomi con forza. Il ragazzo, travolto da quella foga inaspettata, venne quasi subito.
Ma io ero ormai oltre il punto di non ritorno. Lo lasciai lì, immobile sul sedile con il membro ormai moscio, e continuai a masturbarmi da sola, a gambe completamente divaricate, sopraffatta da un orgasmo violentissimo. Il mio corpo reagì con una forza incredibile: un'ondata di piacere così intensa e abbondante da bagnare completamente il parabrezza, il cruscotto, il sedile e il tappetino dell'auto.
Il giovane rimase letteralmente sotto shock, immobile, a bocca aperta.
Quando l'adrenalina scese di un millimetro, mi ripresi, usai dei fazzoletti di carta per tamponare alla meglio il disastro sul cruscotto e gli dissi: «Riportami dove mi hai presa».
Il Ritorno a Casa
Scendo dall'auto e trovo subito la macchina di mio marito ferma poco più avanti. Salgo di colpo, con il respiro ancora spezzato.
«È successo qualcosa?», mi chiede lui, vedendomi stravolta.
«No. Portami a casa. Adesso. Devo scopare».
Non gli raccontai nulla durante il viaggio. Non potevo. Avevo una carica erotica residua che mi stava consumando. Appena varcata la porta di casa, gli strappai i vestiti di dosso. Lo strattonai sul pavimento del salotto, gli montai sopra come una furia. Cominciai a urlare, a chiedergli di prendermi come una puttana. Lo sfinì. Squirtai più volte, bagnando il pavimento, lasciandolo esausto, ma io non ne avevo abbastanza.
Mentre lui era a terra, svuotato, continuai a baciare e succhiare il suo membro moscio, stringendo con una foga tale che lui si lamentò: «Così mi fai male...».
«Prendi il toy allora. Quello da 25 centimetri».
Andò a prenderlo. Me lo infilai dietro, nel culo, cercando di colmare quel vuoto che l'adrenalina della strada aveva spalancato dentro di me. Continuò così per più di un'ora, in un misto di sesso, sudore e fluidi che trasformò il salotto in un campo di battaglia.
La notte alla fine si riprese il suo silenzio. La "fase due" si era conclusa, lasciando sulla pelle e nella memoria il segno di un confine che era stato superato per sempre.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Il viale delle ombre:

Altri Racconti Erotici in Lui & Lei:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni